Peter Kreeft e Ronald K. Tacelli
L’argomento dalla causalità efficiente
Traduzione e adattamento in italiano a cura di Tommaso Maria Minardi, su autorizzazione di Peter Kreeft. Testo tratto da Handbook of Christian Apologetics.
Constatiamo che alcune cose fanno sì che altre esistano, comincino a esistere, continuino a esistere o entrambe le cose. Per esempio, un uomo che suona il pianoforte produce la musica che ascoltiamo: se smette di suonare, anche la musica cessa.
Domandiamoci ora: tutto ciò che esiste è causato, proprio in questo momento, da qualcos’altro? Supponiamo che sia così, cioè che non esista alcun Essere incausato, alcun Dio. In tal caso nulla potrebbe esistere adesso. Nell’ipotesi che Dio non esista, infatti, ogni realtà ha bisogno di una causa presente ed esterna per esistere. Tutte le cose, comprese quelle che fanno esistere le altre, avrebbero dunque bisogno di una causa. Possono comunicare l’essere soltanto finché lo ricevono. Secondo questa ipotesi, tutto ciò che esiste deve quindi essere causato nell’esistenza.
Ma da che cosa? Oltre la totalità di ciò che esiste non potrebbe esservi che il nulla. È assurdo: l’intera realtà sarebbe dipendente, ma dipendente dal nulla. L’ipotesi secondo cui ogni essere sarebbe causato e non esisterebbe alcun Essere incausato è contraddittoria. Deve dunque esistere qualcosa di incausato, dal quale dipendano tutte le realtà che richiedono una causa efficiente del proprio essere.
L’esistenza è simile a un dono trasmesso dalla causa all’effetto. Se nessuno possiede il dono, esso non può essere trasmesso lungo una catena di destinatari, per quanto lunga o breve. Se tutti devono prendere in prestito un certo libro ma nessuno lo possiede realmente, nessuno lo riceverà mai. Se non esistesse un Dio che possiede l’essere in virtù della propria natura eterna, il dono dell’esistenza non potrebbe attraversare la catena delle creature e non potrebbe giungere fino a noi. Ma noi lo riceviamo: esistiamo. Deve pertanto esistere Dio, un Essere incausato che, diversamente da noi e da ogni altro anello della catena, non deve ricevere l’esistenza.
Domanda 1. Perché è necessaria una causa incausata? Non potrebbe esistere semplicemente una serie infinita di realtà che si mantengono reciprocamente nell’essere?
Risposta. È un’ipotesi seducente. Pensiamo a un ubriaco: probabilmente non riuscirebbe a reggersi in piedi da solo. Un gruppo di ubriachi che si sostengono a vicenda, invece, potrebbe restare in piedi e perfino avanzare lungo la strada. Ma si noti questo: dati molti ubriachi e il terreno stabile sotto i loro piedi, possiamo comprendere come le loro oscillazioni si compensino e il gruppo rimanga relativamente diritto. Non potremmo capirlo se il terreno non li sostenesse, per esempio se fossero tutti sospesi a qualche metro da terra. E naturalmente, se non esistessero ubriachi reali, non vi sarebbe nulla da spiegare.
Torniamo così al nostro argomento. Le cose devono esistere per poter dipendere reciprocamente; non possono dipendere l’una dall’altra per la totalità del proprio essere, perché ciascuna dovrebbe essere simultaneamente causa ed effetto delle altre: A causerebbe B, B causerebbe C e C causerebbe A. È assurdo. L’argomento vuole mostrare come possa esservi, in primo luogo, un mondo di cause causate. Se una realtà può esistere soltanto perché un’altra le comunica l’esistenza, deve esistere qualcosa il cui essere non sia ricevuto in dono. Altrimenti tutto dovrebbe ricevere l’essere nello stesso istante, ma non esisterebbe nulla, oltre a questo «tutto», capace di donarlo. In tal caso non esisterebbe realmente nulla.
Domanda 2. Perché non ammettere una serie infinita di cause causate che si estenda all’indietro nel passato? Ogni realtà sarebbe stata attualizzata ed esisterebbe davvero, anche se la sua causa non esistesse più.
Risposta. Anzitutto, se è valido l’argomento kalām, una serie infinita di cause estesa nel passato non potrebbe esistere. Supponiamo tuttavia che possa. Il presente argomento non riguarda il passato e conserva la propria validità sia che il passato sia finito sia che sia infinito: riguarda ciò che esiste adesso.
Anche mentre leggete dipendete da altre realtà, senza le quali in questo momento non potreste esistere. Supponiamo che siano sette: se non esistessero, non esistereste neppure voi. Supponiamo poi che tutte e sette dipendano ora, per la propria esistenza, da altre cose ancora. Senza queste ultime, non esisterebbero né le sette realtà dalle quali dipendete né voi. Immaginiamo che l’intero universo sia composto soltanto da voi e dalle sette cose che vi sostengono. Se non esistesse nulla oltre tale universo di realtà mutevoli e dipendenti, né l’universo né voi, che ne fate parte, potreste esistere. Tutto ciò che è dovrebbe ricevere l’essere proprio ora, ma nulla sarebbe capace di donarlo. Eppure voi e l’universo esistete. Deve dunque esservi qualcosa oltre l’universo delle realtà dipendenti: qualcosa che, a differenza di esse, non dipende da altro.
Se una simile realtà deve esistere in quel caso, deve esistere anche nel nostro. Nel mondo vi sono certamente più di sette realtà che hanno bisogno di ricevere l’essere in questo stesso istante, ma la loro necessità non diminuisce quando il numero aumenta. Immaginandone sempre di più — perfino un numero infinito, se fosse possibile — allarghiamo soltanto l’insieme degli esseri bisognosi. Questa necessità di essere e di esistere non può essere soddisfatta dall’interno dell’insieme immaginato. Eppure è stata evidentemente soddisfatta, poiché gli esseri contingenti esistono. Vi è dunque una sorgente dell’essere dalla quale il nostro universo materiale dipende proprio ora.
Tutti i saggi di Peter Kreeft