Peter Kreeft e Ronald K. Tacelli

L’argomento dal tempo e dalla contingenza

Traduzione e adattamento in italiano a cura di Tommaso Maria Minardi, su autorizzazione di Peter Kreeft. Testo tratto da Handbook of Christian Apologetics.

Attorno a noi osserviamo realtà che vengono all’essere e cessano di essere. Un albero, per esempio, nasce da un minuscolo germoglio, fiorisce magnificamente, poi appassisce e muore. Tutto ciò che comincia o cessa di esistere non deve necessariamente essere: il non essere costituisce per esso una possibilità reale.

Supponiamo che nulla debba necessariamente esistere, cioè che il non essere sia una possibilità reale per ogni cosa. In tal caso, proprio ora non esisterebbe nulla. Se l’universo ha cominciato a esistere, infatti, tutto l’essere deve risalire a un momento del passato prima del quale non esisteva letteralmente nulla. Ma dal nulla non nasce nulla. L’universo, pertanto, non avrebbe potuto cominciare.

Supponiamo invece che l’universo non abbia mai avuto un inizio. Per l’intera durata infinita della storia cosmica, ogni essere avrebbe avuto in sé la possibilità di non essere. Ma se, lungo un tempo infinito, questa possibilità non si fosse mai realizzata, allora non sarebbe stata affatto una possibilità reale. Deve quindi esistere qualcosa che è necessario che esista e che non può non esistere. Un essere di questo genere è detto necessario.

Questa necessità o appartiene alla realtà in se stessa, oppure deriva da un’altra. Se deriva da altro, deve infine esistere un essere la cui necessità non sia derivata: un essere assolutamente necessario. Questo essere assolutamente necessario è Dio.

Domanda 1. Anche se di fatto non uscite mai di casa durante l’intera giornata, vi sarebbe stato possibile farlo. Perché non potrebbe accadere che l’universo continui semplicemente a esistere, benché gli sia possibile cessare di essere?

Risposta. I due casi non sono realmente paralleli. Uscire di casa in un certo giorno è qualcosa che potete scegliere oppure no. Ma se il non essere rappresenta per voi una possibilità reale, allora appartenete a una specie di esseri incapaci di durare per sempre. La possibilità di non essere deve essere inscritta, per così dire «programmata», nella vostra stessa costituzione: è una proprietà necessaria. Se ogni essere fosse fatto così, come potrebbe esistere ancora qualcosa dopo il trascorrere di un tempo infinito? Un tempo infinito è lungo quanto l’eternità. L’essere deve dunque possedere in sé ciò che gli consente di durare per sempre, cioè di rimanere nell’esistenza per un tempo infinito. Nel dominio dell’essere deve esistere qualcosa che non tende a cessare di esistere. Un essere di questo genere, afferma Tommaso d’Aquino, è detto «necessario».