Peter Kreeft e Ronald K. Tacelli

L’argomento dal disegno

Traduzione e adattamento in italiano a cura di Tommaso Maria Minardi, su autorizzazione di Peter Kreeft. Testo tratto da Handbook of Christian Apologetics.

Questo argomento esercita un fascino vasto e perenne. Quasi tutti ammettono che riflettere sull’ordine e sulla bellezza della natura tocchi qualcosa di molto profondo in noi. Ma tale ordine e tale bellezza sono il prodotto di un progetto intelligente e di uno scopo consapevole? Per i teisti la risposta è affermativa. Gli argomenti dal disegno cercano di giustificare questa risposta e di mostrare perché sia la più ragionevole. Sono stati formulati in molti modi, diversi quanto le esperienze da cui nascono. Quello che segue ne presenta l’intuizione centrale.

  1. L’universo manifesta una straordinaria intelligibilità, sia nelle cose che osserviamo sia nel modo in cui esse si rapportano a ciò che le circonda. Il loro esistere e coesistere rivela un ordine e una regolarità di complessa bellezza, capaci di suscitare meraviglia perfino nell’osservatore più distratto. In natura è normale che esseri differenti cooperino per un medesimo fine prezioso: gli organi del corpo, per esempio, concorrono alla nostra vita e salute. Si veda anche l’argomento 8.
  2. Questo ordine intelligibile è prodotto o dal caso o da un disegno intelligente.
  3. Non è prodotto dal caso.
  4. L’universo è dunque il prodotto di un disegno intelligente.
  5. Un disegno può provenire soltanto da una mente, da un artefice.
  6. L’universo è pertanto opera di un Artefice intelligente.

La prima premessa è certamente vera: lo ammettono anche coloro che resistono all’argomento. Negarla richiederebbe un’ottusità quasi patetica. Una sola molecola proteica possiede un ordine immensamente impressionante; una cellula ancora di più; molto di più un organo come l’occhio, nel quale parti numerosissime, delicate e complesse cooperano per raggiungere un fine preciso. Perfino gli elementi chimici sono ordinati a combinarsi in determinati modi e condizioni. Il disordine apparente costituisce un problema proprio perché ordine e regolarità sono ovunque dominanti. La prima premessa, dunque, resta salda.

Se tutto questo ordine non è in qualche modo il risultato di un disegno intelligente, che cos’è? Deve essere semplicemente «accaduto»: le cose sarebbero andate così «per caso». Se invece l’ordine non deriva da forze cieche e prive di scopo, deve risultare da una qualche finalità, e questa può essere soltanto un disegno intelligente. Anche la seconda premessa resta salda.

La terza premessa è naturalmente decisiva. In ultima analisi, affermano i non credenti, l’universo della nostra esperienza esiste così com’è per caso, non in virtù di un progetto. Gli capita semplicemente di possedere questo ordine, e spetterebbe ai credenti dimostrare che il solo caso non basta.

Ma il ragionamento sembra rovesciato. Sono piuttosto i non credenti a dover offrire un’alternativa credibile al disegno, e il «caso» non lo è. Possiamo comprendere il caso soltanto sullo sfondo di un ordine. Dire che qualcosa è accaduto «per caso» significa che non è andato come ci aspettavamo, oppure che ha avuto un esito inatteso. Ma non può esservi aspettativa senza ordine. Eliminando l’ordine e facendo del caso una sorta di origine ultima, si elimina l’unico sfondo che permette di parlare sensatamente del caso stesso.

Ci viene chiesto non più di pensare il caso sullo sfondo dell’ordine, ma l’ordine — un ordine onnipresente e di vertiginosa complessità — sullo sfondo casuale e privo di scopo del caso. Francamente è incredibile. È quindi del tutto ragionevole affermare la terza premessa, negare il caso come spiegazione ultima e concludere che l’universo è il prodotto di un disegno intelligente.

Domanda 1. La teoria darwiniana dell’evoluzione non ha forse mostrato come tutto l’ordine dell’universo possa essere sorto per caso?

Risposta. Niente affatto. Se la teoria darwiniana ha mostrato qualcosa, ha indicato in termini generali come alcune specie possano discendere da altre attraverso mutazioni casuali e come la loro sopravvivenza possa essere spiegata dalla selezione naturale, cioè dalla maggiore idoneità di certe specie al proprio ambiente. Essa non spiega, e non può spiegare, l’ordine e l’intelligibilità onnipresenti nella natura: al contrario, li presuppone. Per citare una frase celebre: «La sopravvivenza del più adatto presuppone l’arrivo del più adatto».

Se i darwinisti vogliono oltrepassare la propria teoria strettamente biologica e sostenere che tutto l’immenso ordine che ci circonda derivi da cambiamenti casuali, affermano qualcosa che nessuna prova empirica potrebbe confermare, che nessuna scienza empirica potrebbe dimostrare e che, a prima vista, appare semplicemente incredibile.

Domanda 2. Forse l’ordine si trova soltanto nella regione dell’universo che conosciamo. Potrebbero esistere zone a noi ignote completamente caotiche; oppure l’universo potrebbe diventare caotico in futuro. Che ne sarebbe allora dell’argomento?

Risposta. Credenti e non credenti fanno esperienza dello stesso universo, ed è questo universo a essere progettato oppure no. Il mondo dell’esperienza comune è pervaso da ordine e intelligibilità: bisogna confrontarsi con questo fatto. Prima di speculare sul futuro o su regioni oggi sconosciute, dobbiamo riconoscere senza esitazioni la misura, davvero schiacciante, di tale ordine. Soltanto allora possiamo chiederci se sia credibile immaginare di abitare una piccola isola ordinata circondata da un immenso mare di caos che un giorno potrebbe sommergerci.

Negli ultimi decenni abbiamo spinto in modo straordinario i confini della conoscenza, guardando molto oltre il nostro pianeta e molto addentro agli elementi che lo compongono. Che cosa ha rivelato questo allargamento dell’orizzonte? Sempre la stessa cosa: più intelligibilità, non meno; un ordine più complesso e articolato, non meno. Non soltanto manca ogni ragione per credere in un caos circostante: abbiamo ogni ragione per non credervi. L’ipotesi contraddice l’esperienza condivisa da credenti e non credenti.

Lo stesso vale per il futuro. Conosciamo il modo in cui le realtà dell’universo si sono comportate e continuano a comportarsi. Finché non emerge una ragione contraria, abbiamo ogni motivo per credere che proseguiranno ordinatamente lungo il proprio percorso, anche nel processo di esaurimento. Nessuna speculazione annulla ciò che sappiamo.

E quale caos dovremmo precisamente immaginare? Che l’effetto preceda la causa? Che il principio di non contraddizione non valga? Che una realtà esistente possa non possedere le condizioni necessarie alla propria esistenza? Sono proposte del tutto inintelligibili: se le consideriamo, è soltanto per respingerle come impossibili. Possiamo immaginare un ordine minore o una disposizione diversa dell’ordine sperimentato; non possiamo considerare il disordine e il caos totali come possibilità reali. Specularvi come se lo fossero è una perdita di tempo.

Domanda 3. E se l’ordine di cui facciamo esperienza fosse soltanto un prodotto della nostra mente? Anche se non possiamo pensare il caos e il disordine assoluti, forse la realtà è davvero così.

Risposta. La mente è l’unico mezzo con cui possiamo conoscere la realtà; non disponiamo di un altro accesso. Se concordiamo che qualcosa non può esistere nel pensiero, non possiamo poi sostenere che potrebbe nondimeno esistere nella realtà, perché in tal caso staremmo pensando proprio ciò che dichiariamo impensabile.

Supponiamo che l’ordine sia soltanto un prodotto della mente. Ci si trova in una posizione assai scomoda: si afferma che dobbiamo pensare la realtà nei termini dell’ordine e dell’intelligibilità, ma che forse le cose non esistono davvero così. Eppure proporre qualcosa all’esame significa pensarla. Si finisce quindi per sostenere: primo, che dobbiamo pensare la realtà in un certo modo; secondo, che pensiamo che essa potrebbe non essere così; terzo, che non siamo tenuti a pensare la realtà nel modo in cui dobbiamo necessariamente pensarla. Siamo disposti a pagare un prezzo tanto alto pur di negare che l’essere dell’universo manifesti un disegno intelligente? A prima vista non sembra un buon affare.