Peter Kreeft e Ronald K. Tacelli

L’argomento dal mondo come totalità interagente

Traduzione e adattamento in italiano a cura di Tommaso Maria Minardi, su autorizzazione di Peter Kreeft. Testo tratto da Handbook of Christian Apologetics.

Norris Clarke, per molti anni docente di metafisica e filosofia della religione alla Fordham University, ha elaborato un’interessante versione dell’argomento dal disegno, qui presentata in forma leggermente abbreviata.

Punto di partenza. Il mondo ci è dato come un sistema dinamico e ordinato, formato da numerosi elementi attivi. Le loro proprietà naturali sono orientate a interagire secondo relazioni stabili e reciproche che chiamiamo leggi fisiche. Ogni atomo d’idrogeno, per esempio, è disposto a combinarsi con l’ossigeno nel rapporto di due a uno, e reciprocamente ogni atomo d’ossigeno con l’idrogeno nel rapporto di uno a due. Lo stesso vale per le valenze degli elementi e per le masse, ordinate a muoversi reciprocamente secondo le proporzioni fisse della gravità.

In un sistema dinamico tanto interconnesso, la natura attiva di ciascun componente è definita dalle relazioni con gli altri e li presuppone per essere comprensibile e capace di agire. La scienza contemporanea rivela non un aggregato di leggi indipendenti, ma una totalità strettamente intrecciata, nella quale il rapporto con l’insieme struttura le parti. Le parti non possono essere comprese separatamente dal tutto, la cui influenza le permea.

Argomento. In un sistema simile nessun componente può bastare a se stesso o spiegare se stesso. Ogni parte presuppone tutte le altre e l’intero sistema già costituito, affinché esistano realtà corrispondenti alle sue proprietà relazionali. Non può agire senza ciò con cui interagisce. Una parte sarebbe autosufficiente soltanto se causasse tutto il resto del sistema, cosa impossibile, perché essa stessa può agire solo in collaborazione con le altre.

Neppure il sistema complessivo spiega la propria esistenza: è composto dalle parti e non è un essere separato e indipendente da esse. Né le parti né il tutto sono autosufficienti; nessuno dei due spiega l’esistenza effettiva di questo sistema dinamico e interattivo.

Tre conclusioni. Primo: poiché le parti acquistano senso soltanto nel tutto e né il tutto né le parti spiegano la propria esistenza, il sistema richiede una causa efficiente unificante che lo ponga nell’essere come totalità.

Secondo: questa causa deve essere intelligente e far esistere il sistema secondo un’idea unitaria. È l’unità del tutto e delle leggi cosmiche a determinare e coordinare le parti; essa deve dunque essere presente come fattore organizzatore efficace. Ma l’unità del tutto trascende ogni singola parte e non può essere contenuta in alcuna di esse. Soltanto un’idea può tenere insieme simultaneamente elementi diversi senza distruggerne o fonderne la distinzione. Poiché le parti reali sono distribuite nello spazio e nel tempo, possono essere presenti insieme come unità intelligibile soltanto in un’idea.

Terzo: un’idea reale ed efficace può esistere soltanto in una mente reale, dotata del potere creativo di tradurre il sistema nell’esistenza. La ragione sufficiente del mondo ordinato deve quindi essere una Mente creatrice e ordinatrice. Un ordine cosmico richiede un Ordinatore cosmico.

Questa Mente deve essere indipendente e trascendente rispetto al sistema. Se ne dipendesse o ne facesse parte, dovrebbe presupporlo già esistente per poter operare, precedendo e seguendo se stessa: un’assurdità. Deve quindi esistere e poter agire anteriormente e indipendentemente dal sistema. Il nostro universo materiale richiede come ragione sufficiente della propria esistenza, in quanto totalità operante, una Mente creatrice trascendente.