Peter Kreeft e Ronald K. Tacelli

L’argomento dalla contingenza

Traduzione e adattamento in italiano a cura di Tommaso Maria Minardi, su autorizzazione di Peter Kreeft. Testo tratto da Handbook of Christian Apologetics.

La forma essenziale dell’argomento è semplice.

  1. Se qualcosa esiste, devono esistere le condizioni necessarie alla sua esistenza.
  2. L’universo — l’insieme degli esseri nello spazio e nel tempo — esiste.
  3. Devono quindi esistere le condizioni necessarie all’esistenza dell’universo.
  4. Queste condizioni non possono trovarsi dentro l’universo né essere limitate dallo spazio e dal tempo.
  5. Devono pertanto trascendere spazio e tempo.

Negare la prima premessa significherebbe sostenere che X esiste, che può esistere soltanto se esiste Y e che tuttavia Y non esiste: una contraddizione. Deve quindi esistere ciò che rende possibile l’esistenza dell’universo. Ma di che cosa si tratta?

Consideriamo un essere compreso nello spazio e nel tempo: noi stessi. Siamo almeno in parte materiali, dunque finiti, limitati e mutevoli. In questo momento dipendiamo per la nostra esistenza da realtà esterne, non necessariamente dai genitori, che potrebbero non essere più vivi, ma per esempio dall’aria che respiriamo. Dipendere così significa essere contingenti: esistiamo a condizione che qualcos’altro esista adesso.

Non tutto può però essere contingente. Altrimenti ogni cosa dovrebbe ricevere l’essere e nulla sarebbe capace di donarlo; non esisterebbero le condizioni necessarie all’esistenza di alcunché. Deve esservi qualcosa che non esista condizionatamente, che non sia soltanto se esiste altro, ma che esista in sé. La condizione del suo essere non potrebbe essere che esso stesso. A differenza delle realtà materiali mutevoli, in esso non vi sarebbe distanza fra ciò che è e il fatto che è. L’insieme degli esseri mutevoli nello spazio e nel tempo non può possedere questa natura. Ciò che rende possibile l’universo non coincide dunque con l’universo né con una sua parte.

Domanda. Perché chiamare questa causa «Dio»? Potrebbe essere qualcosa d’ignoto che fonda l’universo mutevole.

Risposta. È vero, e questo «ignoto» è ciò che chiamiamo Dio. Conosciamo direttamente il mondo sensibile e mutevole; sappiamo inoltre che devono esistere le condizioni del suo essere. Né l’universo intero né una sua parte possono costituirle. Sappiamo dunque che esiste una causa e che essa non può essere finita o materiale, ma deve trascendere tali limiti. Che cosa sia in se stessa rimane, fin qui, un mistero.

La ragione può dire ancora qualcosa, e molto di più Dio ha rivelato di sé. Le prove ci offrono comunque una conoscenza reale: l’universo è creato e in ogni istante è mantenuto nell’essere da una causa non circoscritta da limiti materiali. Possiamo riconoscere che una morte è un omicidio senza sapere ancora chi ne sia responsabile e perché; almeno sappiamo quale domanda porre e che qualcuno ne è la causa.

Allo stesso modo, queste prove mostrano che in ogni istante l’essere dell’universo è l’atto creativo di un Donatore trascendente. Non ci dicono ancora molto su chi Egli sia, ma indicano una direzione precisa. La Realtà ultima che dona l’essere non può essere materiale; e il dono comprende esseri personali dotati d’intelligenza, volontà e spirito. La causa infinita di tali perfezioni non può essere meno di esse, ma infinitamente di più. Il modo ci sfugge e il Donatore resterà in parte inaccessibile alla sola ragione umana. La ragione può tuttavia farci sapere che «qualcuno lo ha fatto», e questa è una conoscenza di grande valore.