Peter Kreeft e Ronald K. Tacelli

L’argomento dai miracoli

Traduzione e adattamento in italiano a cura di Tommaso Maria Minardi, su autorizzazione di Peter Kreeft. Testo tratto da Handbook of Christian Apologetics.

  1. Un miracolo è un evento la cui unica spiegazione adeguata consiste nell’intervento straordinario e diretto di Dio.
  2. Esistono numerosi miracoli ben attestati.
  3. Esistono dunque numerosi eventi spiegabili adeguatamente soltanto mediante l’intervento diretto di Dio.
  4. Dio esiste.

Se si riconosce un evento come miracolo, si riconosce anche un’azione divina al suo interno. La domanda è dunque se l’evento sia davvero miracoloso. Se esistono miracoli, Dio esiste; ma esistono miracoli?

Anzitutto l’evento deve essere straordinario. Molti avvenimenti insoliti, come una pioggia di pietre, non sono per questo miracoli: potrebbero avere una causa naturale e mancare di un contesto religioso. Rimangono stranezze. Per qualificarsi come miracolo, anche il significato dell’evento deve essere religioso.

Immaginiamo invece che un uomo santo, nel centro di una città, ammonisca la popolazione per la sua condotta e annunci una pioggia di pietre come segno del richiamo divino al pentimento; subito dopo le pietre cominciano a cadere. La parola «miracolo» verrebbe spontanea. L’evento non costringerebbe a credere, ma se l’uomo apparisse autentico e il suo richiamo moralmente vero, sarebbe difficile ridurre tutto a un inganno o a una coincidenza.

Il contesto di un presunto miracolo è dunque decisivo: non soltanto il luogo e il momento, ma anche il carattere e il messaggio della persona cui l’evento è legato. Se separassimo i miracoli del Nuovo Testamento dall’insegnamento e dalla figura di Cristo, il loro significato religioso risulterebbe molto attenuato. Chiamare un evento «miracolo» significa interpretarlo religiosamente, e una simile interpretazione richiede un contesto che la renda ragionevole. Di solito esso comprende una persona di riconosciuta autorità morale, della quale il miracolo sembra confermare anche l’autorità religiosa.

Le discussioni astratte sulla probabilità trascurano spesso questo elemento. Un filosofo raccontò di aver cominciato a leggere il Nuovo Testamento con l’intenzione di giudicarlo, soppesandone pregi e difetti, ma di essersi presto accorto che era lui a essere giudicato. Giunse a credere ai miracoli narrati, ma furono il carattere e l’insegnamento di Cristo a condurlo a riconoscervi autentici atti di Dio.

Non esiste dunque una dimostrazione puramente isolata «dal miracolo». La mente muove dall’evento alla sua interpretazione, spinta non soltanto dall’accaduto ma dall’insieme dei fattori che invitano, o sembrano esigere, una lettura miracolosa.

Eppure eventi miracolosi esistono e ne abbiamo testimonianze numerose e attendibili, provenienti da epoche, luoghi e culture differenti. Deve quindi esisterne la causa; e l’unica causa adeguata è Dio. L’argomento non costituisce una prova coercitiva, ma un indizio o segno molto potente.