Peter Kreeft e Ronald K. Tacelli
L’argomento ontologico
Traduzione e adattamento in italiano a cura di Tommaso Maria Minardi, su autorizzazione di Peter Kreeft. Testo tratto da Handbook of Christian Apologetics.
L’argomento ontologico fu formulato da Anselmo d’Aosta (1033-1109), che cercava un’unica dimostrazione capace di mostrare che Dio esiste e che cosa sia. Unica forse, ma tutt’altro che semplice: è probabilmente la prova più controversa dell’esistenza di Dio. Molti la liquidano al primo ascolto come un interessante rompicapo; eppure pensatori eminenti di ogni epoca l’hanno difesa. È la dimostrazione più intensamente filosofica, più presente nei manuali e nelle riviste specialistiche che nella pietà popolare. La includiamo per completezza, non perché la riteniamo conclusiva o inconfutabile.
La versione di Anselmo
- È maggiore ciò che esiste nella mente e nella realtà rispetto a ciò che esiste soltanto nella mente.
- «Dio» significa «ciò di cui non si può pensare nulla di maggiore».
- Supponiamo che Dio esista nella mente ma non nella realtà.
- Si potrebbe allora pensare qualcosa di maggiore: un essere dotato di tutte le perfezioni attribuite a Dio e anche dell’esistenza reale.
- Ma è impossibile, poiché Dio è per definizione ciò di cui non si può pensare nulla di maggiore.
- Dio esiste dunque nella mente e nella realtà.
Domanda 1. E se negassi che Dio esiste nella mente?
Risposta. L’argomento non potrebbe concludere alla sua esistenza mentale e reale. Ma la negazione implica che non esista neppure il concetto di Dio, posizione che pochissimi accetterebbero.
Domanda 2. È davvero maggiore esistere nella mente e nella realtà anziché nella sola mente?
Risposta. A volte si obietta che una malattia immaginaria è migliore di una reale. Certamente è meglio per noi che non sia reale, e ciò rafforza Anselmo. I batteri reali sono maggiori, in quanto esseri, di quelli immaginari: possiedono l’essere reale, un’indipendenza e perfino una capacità di nuocere che manca a ciò che dipende interamente dal pensiero.
Domanda 3. L’esistenza reale è davvero un altro concetto o una qualità, come l’onniscienza?
Risposta. Essa produce una differenza reale, ma non necessariamente concettuale. I critici osservano che non è una qualità fra le altre, bensì la condizione perché vi sia qualcosa capace di possedere qualità. Dire che Dio esiste significa dire che vi è realmente un essere sommamente ammirevole, non attribuirgli un’ulteriore qualità ammirevole.
Esistere realmente è incomparabilmente maggiore che esistere soltanto nella mente; ma credente e non credente possono condividere lo stesso concetto di Dio e dissentire sulla sua esistenza. La semplice analisi concettuale sembra incapace di risolvere il dissenso. Riteniamo quindi che questa obiezione invalidi la forma anselmiana dell’argomento.
La versione modale
Charles Hartshorne e Norman Malcolm sviluppano una versione che ritengono implicita nel terzo capitolo del Proslogion.
- Il concetto di «essere di cui non si può pensare nulla di maggiore» è coerente.
- Un simile essere non può essere pensato né come necessariamente inesistente né come contingente, ma soltanto come necessariamente esistente.
- È il genere di essere che non può non esistere.
- Ciò che è necessariamente così è così.
- Dunque Dio esiste.
Si obietta che dover pensare un essere come esistente non ne prova l’esistenza reale. La risposta è che, se non è possibile pensarlo come non esistente, negarlo significa pensare proprio ciò che si dichiara impensabile.
La versione dei mondi possibili
Alvin Plantinga ha sviluppato una variante dettagliata della versione modale. Chiamiamo «eccellenza massima» l’onnipotenza, l’onniscienza e la perfezione morale in un mondo; «grandezza massima» il possesso dell’eccellenza massima in ogni mondo possibile.
- Esiste un mondo possibile nel quale un essere possiede la grandezza massima.
- È massimamente grande soltanto se possiede l’eccellenza massima in ogni mondo possibile.
- Nel mondo considerato, la proposizione «non esiste un essere onnipotente, onnisciente e moralmente perfetto» è necessariamente falsa.
- Ciò che è impossibile non varia da un mondo possibile all’altro.
- La stessa proposizione è dunque necessariamente falsa anche nel mondo reale.
- Esiste realmente, e deve esistere in ogni mondo possibile, un essere onnipotente, onnisciente e moralmente perfetto.
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