Peter Kreeft e Ronald K. Tacelli

L’argomento morale

Traduzione e adattamento in italiano a cura di Tommaso Maria Minardi, su autorizzazione di Peter Kreeft. Testo tratto da Handbook of Christian Apologetics.

  1. L’obbligo morale reale è un fatto: siamo oggettivamente tenuti a fare il bene ed evitare il male.
  2. O è corretta la visione atea della realtà, oppure quella religiosa.
  3. La visione atea è incompatibile con l’esistenza di autentici obblighi morali.
  4. È dunque corretta la visione religiosa della realtà.

La prima premessa non afferma soltanto che alcune persone dichiarino di avere dei doveri o che molti abbiano creduto di dover vestire chi è nudo ed evitare l’adulterio. Sostiene che siamo realmente obbligati; che i doveri nascono dal modo in cui le cose sono e non soltanto da desideri o disposizioni soggettive. I valori e gli obblighi morali, non semplicemente la credenza in essi, sono fatti oggettivi.

Dato questo fatto, la rappresentazione atea del mondo riesce a renderne conto? Gli atei ci descrivono come prodotti casuali del movimento della materia, privo di scopo e indifferente a ogni aspirazione umana. Ma in una simile immagine dove si radica il bene morale? Difficilmente in un moto materiale cieco rispetto ai fini.

Se lo fondiamo soltanto nella volontà e nel desiderio umani, perdiamo ogni criterio con cui giudicare tali desideri, poiché tutti deriverebbero dalla stessa materia priva di scopo. Dire «siamo obbligati a nutrire gli affamati» significherebbe soltanto «desidero che siano nutriti e scelgo di agire secondo questo desiderio». Equivarrebbe ad ammettere che nessuno è realmente obbligato a farlo e che non esistono veri obblighi. La visione atea non è quindi compatibile con l’obbligo morale autentico.

È compatibile invece una concezione che fondi l’obbligo nel Creatore e nel fatto che siamo stati creati con uno scopo e per un fine. Possiamo chiamarla, volutamente in senso generale, «visione religiosa». La riflessione sull’obbligo morale sembra confermarla.

Domanda 1. L’argomento non dimostra che il soggettivismo etico sia falso. E se non esistessero valori oggettivi?

Risposta. L’argomento assume valori oggettivi e mostra che sono incompatibili con l’immagine ateo-materialistica, ma compatibili con quella religiosa. Se il soggettivismo fosse vero, non funzionerebbe. Quasi nessuno, tuttavia, è soggettivista in modo coerente: molti dicono di esserlo finché non subiscono violenza o ingiustizia; allora riconoscono che certe azioni non dovrebbero mai essere compiute. A chi ammette valori oggettivi, l’argomento mostra l’incoerenza fra questa convinzione e una certa concezione dell’origine e del destino dell’universo. Correggerla significa muoversi verso la visione religiosa.

Domanda 2. La conclusione non è Dio, ma una vaga visione «religiosa», compatibile con molto più del teismo tradizionale.

Risposta. È vero: è compatibile anche con l’idealismo platonico e con altre concezioni insufficienti per il cristianesimo ortodosso. È però incompatibile con il materialismo e con ogni teoria che espella il valore dalla natura oggettiva ultima delle cose. È ragionevole vedere nella coscienza morale la voce di Dio nell’anima, perché il valore morale appartiene al livello delle persone, delle menti e delle volontà; è difficile concepire principi morali oggettivi che fluttuino da soli, separati da ogni persona.

La distanza intellettuale fra valori morali oggettivi, Creatore dell’universo e Dio trinitario dell’amore resta ampia. Per giungere a un Creatore personale servono altri argomenti, e per conoscere il Dio d’amore occorre la rivelazione. Questa prova lascia aperte molte possibilità e ne elimina soltanto alcune; ma è già un vantaggio essere liberati da quelle che elimina.