Peter Kreeft e Ronald K. Tacelli

L’argomento dalla coscienza morale

Traduzione e adattamento in italiano a cura di Tommaso Maria Minardi, su autorizzazione di Peter Kreeft. Testo tratto da Handbook of Christian Apologetics.

Poiché l’argomento morale parte dal fatto oggettivo dell’obbligo, possiamo approfondirlo considerando la coscienza, cioè la voce interiore che comanda senza limitarsi a consigliare.

  1. Facciamo esperienza della coscienza come di un’autorità morale assoluta e legittima.
  2. Un’autorità di questo genere non può derivare semplicemente da noi, dalla società o dalla natura materiale.
  3. Deve provenire da un’autorità morale superiore alle persone e alle società umane.
  4. La sorgente adeguata della coscienza è dunque un Legislatore personale e trascendente.

La coscienza non si limita a informarci che una condotta è utile o dannosa. Dice: «devi» oppure «non devi», anche quando disobbedirle sarebbe vantaggioso e obbedirle costoso. Possiamo rifiutarne il giudizio, ma non trasformarne a piacimento l’autorità. Essa si presenta come qualcosa che ci giudica, non come una nostra invenzione.

Non può essere soltanto la voce dell’istinto. Gli istinti sono numerosi, spesso in conflitto, e la coscienza giudica quale debba prevalere. Non è uno degli impulsi in gara, ma ciò che li misura. Né può ridursi all’educazione sociale: possiamo giudicare ingiusta la società stessa, condannare le consuetudini ricevute e riconoscere il dovere di opporci alla maggioranza.

Neppure lo Stato costituisce la fonte ultima del dovere. Se lo fosse, nessuna legge statale potrebbe essere moralmente ingiusta e non avremmo il diritto di condannare la schiavitù, il genocidio o la persecuzione quando fossero legalmente approvati. Ma sappiamo che una legge positiva può violare una legge più alta.

La coscienza possiede inoltre un carattere personale. Davanti a una legge puramente impersonale si può provare errore o inadeguatezza; davanti alla coscienza si prova colpa, come di fronte a qualcuno al quale si deve rispondere. La colpa implica responsabilità e la responsabilità rinvia a un’autorità personale.

Obiezione. Le coscienze non dissentono forse? Popoli ed epoche differenti hanno approvato condotte diverse.

Risposta. Si può sbagliare nell’applicare un principio senza che il principio scompaia. Le controversie morali presuppongono un terreno comune: le parti cercano di mostrare che una condotta sia giusta, necessaria, leale o benefica. Perfino chi giustifica la crudeltà tenta normalmente di presentarla come meritata o indispensabile. La diversità dei giudizi dimostra che la coscienza deve essere educata, non che non esista alcuna verità morale.

Obiezione. Freud ha spiegato la coscienza come Super-io, interiorizzazione dei divieti dei genitori e della società.

Risposta. Questa teoria può spiegare alcuni sentimenti patologici di colpa, ma non elimina la differenza fra una paura inculcata e il riconoscimento razionale di un dovere. Possiamo giudicare sbagliato proprio ciò che genitori e società ci hanno insegnato, e possiamo giudicare ingiustificato un senso di colpa. Per farlo usiamo un criterio morale che non coincide con il condizionamento.

La coscienza non offre da sola una descrizione completa di Dio. Indica però un’autorità morale reale, superiore all’individuo e alla collettività, capace di rivolgersi alla persona come a un soggetto libero e responsabile. La spiegazione più adeguata è una Fonte personale del bene, un Legislatore al quale appartiene l’autorità che la coscienza riflette.