Peter Kreeft e Ronald K. Tacelli
L’argomento dal desiderio
Traduzione e adattamento in italiano a cura di Tommaso Maria Minardi, su autorizzazione di Peter Kreeft. Testo tratto da Handbook of Christian Apologetics.
Ogni desiderio naturale e innato corrisponde a un oggetto reale capace di soddisfarlo: la fame rinvia al cibo, la sete all’acqua, il bisogno di riposo al sonno, il desiderio sessuale all’unione. Esistono naturalmente desideri artificiali, prodotti dalla fantasia, dalla moda o dalla pubblicità; ma questi derivano da desideri più fondamentali e non sono universali.
In noi troviamo un desiderio che nessun bene limitato di questo mondo riesce a colmare. Conoscenza, piacere, bellezza, successo, amore umano e perfino una vita lunga possono appagarci realmente ma non definitivamente. Ogni bene raggiunto lascia aperta la domanda di una pienezza ulteriore: desideriamo una verità non mescolata all’errore, un bene non minacciato dalla perdita, una bellezza che non sfiorisca e una vita che non finisca.
- Ogni desiderio naturale innato possiede un oggetto reale adeguato.
- Esiste nell’uomo un desiderio naturale che nessuna realtà finita e temporale può soddisfare pienamente.
- Deve quindi esistere qualcosa di più della natura, del tempo e dei beni finiti capace di soddisfarlo.
- Questa realtà ultima è ciò che chiamiamo Dio e la comunione con Lui.
L’argomento non sostiene che tutto ciò che riusciamo a immaginare debba esistere. Posso desiderare di volare con le mie sole braccia perché conosco il volo degli uccelli e posso combinarlo con l’immagine del corpo umano. Un simile desiderio è costruito. Il desiderio di una felicità piena, invece, non dipende da una particolare invenzione culturale: attraversa le culture e si manifesta proprio nell’insoddisfazione che accompagna ogni possesso finito.
Obiezione 1. Non si tratta di una versione dell’argomento ontologico, che deduce una realtà oggettiva da un’idea soggettiva?
Risposta. No. Non si conclude che Dio esiste semplicemente perché lo desideriamo. Si parte da una regolarità osservabile: i desideri naturali, a differenza delle fantasie costruite, sono orientati a oggetti reali. Il desiderio costituisce un segno, come la fame è un segno dell’esistenza del cibo anche quando una persona affamata non riesce a procurarselo.
Obiezione 2. Potremmo essere l’unica eccezione: un animale dotato di un desiderio destinato a rimanere per sempre insoddisfatto.
Risposta. È logicamente possibile, ma richiede di considerare privo di oggetto proprio il desiderio più profondo e universale, mentre tutti gli altri desideri naturali hanno una funzione intelligibile. L’ipotesi religiosa offre una spiegazione più coerente: siamo fatti per un bene che trascende il mondo.
Obiezione 3. Il desiderio dell’infinito potrebbe nascere soltanto dalla nostra capacità di negare mentalmente ogni limite.
Risposta. La semplice negazione produce un concetto astratto, non la nostalgia concreta e personale di una pienezza. Inoltre riconoscere un bene come limitato presuppone già un orientamento verso ciò che non è limitato. Non proviamo soltanto curiosità intellettuale per l’infinito; avvertiamo che nessun bene finito è la nostra dimora definitiva.
L’argomento non sostituisce le altre prove e non identifica da solo ogni attributo divino. Mostra però che l’inquietudine umana non è necessariamente un difetto o un inganno: può essere l’impronta del fine per il quale siamo stati creati. Come scrive Agostino, il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Dio.
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