Peter Kreeft · Sul cristianesimo
L’unicità del cristianesimo
Testo pubblicato con l’autorizzazione dell’autore.
Titolo originale: The Uniqueness of Christianity.
Ronald Knox disse una volta, con una battuta, che «lo studio delle religioni comparate è il modo migliore per diventare relativamente religiosi». Il motivo, come dice G. K. Chesterton, è che, secondo la maggior parte degli «studiosi» di religioni comparate, «il cristianesimo e il buddhismo sono molto simili, soprattutto il buddhismo».
Ma ogni cristiano che si occupi di apologetica deve riflettere sul confronto tra le religioni, perché l’obiezione oggi più diffusa contro le pretese del cristianesimo proviene proprio da questo campo. Non si obietta che il cristianesimo non sia vero, ma che non sia la verità; non che sia una religione falsa, ma che sia soltanto una religione. Il mondo è grande, ragiona chi solleva l’obiezione; ognuno ha i suoi gusti. Che insopportabile ristrettezza mentale sostenere che il cristianesimo sia l’unica vera religione! Dio deve per forza essere più aperto di così.
Questa è oggi l’obiezione di gran lunga più comune alla fede, perché l’«oggi» non adora Dio, ma l’uguaglianza. Teme di avere ragione dove gli altri hanno torto più di quanto tema di avere torto. Adora la democrazia e mal sopporta il fatto che Dio sia un monarca assoluto. Ha cambiato il significato della parola onore: dall’essere rispettati perché si è superiori in qualcosa all’essere accettati perché non si è superiori in nulla, ma si è proprio come tutti gli altri. L’unico insulto al quale non si può replicare, l’epiteto peggiore con cui si possa chiamare qualcuno nella società di oggi, è «fanatico», soprattutto «fanatico religioso». Se durante un cocktail party alla moda confessate che state complottando per rovesciare il governo, oppure che siete terroristi dell’OLP o spie del KGB, o che molestate istrici o staccate a morsi la testa ai pipistrelli, attirerete presto un capannello di ascoltatori affascinati, comprensivi e pieni di curiosità. Ma se confessate di credere che Gesù è il Cristo, il Figlio del Dio vivente, vi ritroverete improvvisamente soli, con un netto gelo nell’aria.
Ecco dodici delle forme più comuni di questa obiezione, l’avversione all’elitarismo, con una risposta a ciascuna.
1. «In fondo, tutte le religioni sono uguali»
È semplicemente falso sul piano dei fatti. Nessuno lo sostiene, a meno che non sia: (1) abissalmente ignorante di ciò che le diverse religioni del mondo insegnano davvero; oppure (2) intellettualmente irresponsabile, interpretando questi insegnamenti nel modo più vago e confuso; oppure (3) moralmente irresponsabile, restando indifferente a essi. Il presupposto implicito di chi obietta è che gli insegnamenti caratteristici delle religioni del mondo non siano importanti; che il compito essenziale della religione non sia la verità, ma qualcos’altro: la trasformazione della coscienza, la condivisione e la cura reciproca, la cultura e il conforto, o qualcosa del genere; non la conversione, ma la conversazione. Il cristianesimo insegna molte cose che nessun’altra religione insegna, e alcune contraddicono direttamente quelle delle altre. Se il cristianesimo non è vero, perché essere cristiani?
Secondo i criteri cattolici, le religioni del mondo possono essere ordinate in base alla quantità di verità che insegnano.
- Al primo posto viene il cattolicesimo, con l’ortodossia sullo stesso piano, salvo l’unica questione dell’autorità papale.
- Poi viene il protestantesimo e ogni altro gruppo di «fratelli separati» che conservi gli elementi essenziali del cristianesimo presenti nella Scrittura.
- Al terzo posto viene l’ebraismo tradizionale, che adora lo stesso Dio, ma non attraverso Cristo.
- Al quarto l’islam, la maggiore delle eresie teistiche.
- Al quinto l’induismo, un panteismo mistico.
- Al sesto il buddhismo, un panteismo senza un theos.
- Al settimo l’ebraismo moderno, l’unitarianismo, il confucianesimo, il modernismo e l’umanesimo secolare, che non hanno né mistica né religione soprannaturale, ma soltanto etica.
- All’ottavo l’idolatria.
- Al nono il satanismo.
Appiattire questi nove livelli equivale a pensare che la terra sia piatta.
2. «Ma l’essenza della religione è comunque la stessa: tutte le religioni concordano almeno nell’essere religiose»
Che cosa sarebbe, poi, questa essenza della religione? Sfido chiunque a definirla in modo abbastanza ampio da comprendere il confucianesimo, il buddhismo e l’ebraismo riformato moderno, ma abbastanza ristretto da escludere il platonismo, il marxismo ateo e il nazismo.
Il presupposto non dimostrato e indimostrabile di questa seconda obiezione è che l’essenza della religione sia una sorta di minimo comune denominatore o fattore comune. Forse questo fattore comune è qualcosa di debole e annacquato, anziché qualcosa di essenziale. Forse non esiste affatto. Nessuno lo ha mai mostrato.
3. «Ma confrontando il Discorso della montagna, il Dhammapada del Buddha, il Tao Te Ching di Lao-tzu, i Dialoghi di Confucio, la Bhagavad Gita, i Proverbi di Salomone e i Dialoghi di Platone, lo troverete: un accordo reale, profondo e forte»
Sì, ma questa è etica, non religione. Chi obietta presume che l’essenza della religione sia l’etica. Non lo è. Tutti hanno un’etica; non tutti hanno una religione. Dite a un ateo che etica e religione sono la stessa cosa. Si sentirà giustamente offeso, perché lo stareste definendo religioso se è una persona morale, oppure immorale perché non è religioso. L’etica può essere il primo passo nella religione, ma non è l’ultimo. Come dice C. S. Lewis, «la strada verso la Terra promessa passa accanto al monte Sinai».
4. «A proposito di montagne, mi viene in mente la mia analogia preferita. Molte strade salgono sull’unica montagna della religione fino a Dio, che è sulla vetta. È provinciale, gretto e cieco negare la validità di strade diverse dalla propria»
Il presupposto non dimostrato di questa diffusissima analogia della montagna è che le strade salgano, anziché scendere; che sia l’uomo a costruirle, anziché Dio; che la religione sia la ricerca di Dio da parte dell’uomo, anziché la ricerca dell’uomo da parte di Dio. C. S. Lewis dice che questo somiglia alla «ricerca del gatto da parte del topo».
Il cristianesimo non è un sistema della ricerca di Dio da parte dell’uomo, ma la storia della ricerca dell’uomo da parte di Dio. La vera religione non è come una nube d’incenso che sale da spiriti eletti fino alle narici di un Dio in attesa, ma come la mano di un Padre che si protende verso il basso per soccorrere chi è caduto. In tutta la Bibbia, la religione fabbricata dall’uomo fallisce. Non esiste una via umana per salire sulla montagna: esiste soltanto una via divina per discenderne. «Dio nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha fatto conoscere».
Se fossimo noi a costruire le strade, sarebbe davvero arrogante sostenere che una sola sia valida, perché tutte le cose umane sono uguali, almeno nell’essere tutte umane, finite e mescolanze di bene e male. Se fossimo noi a costruirle, sarebbe tanto sciocco assolutizzarne una quanto assolutizzare una forma d’arte, un sistema politico o un modo di spellare un gatto. Ma se la strada l’ha costruita Dio, dobbiamo scoprire se ne abbia costruite molte oppure una sola. Se ne ha costruita una sola, allora la situazione si capovolge: accettare quest’unica strada da Dio è umiltà, non arroganza; e pretendere che le nostre strade, fatte dall’uomo, valgano quanto quella di Dio, fatta da Dio, è arroganza, non umiltà.
Ma quale presupposto è vero? Anche se fosse vero quello pluralista, non tutte le religioni sarebbero uguali: ce ne sarebbe infatti una peggiore e più arrogante di tutte le altre, perché ha al centro qualcuno che ha affermato: «Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me».
5. «Eppure, insistere che la vostra via sia l’unica favorisce l’imperialismo religioso. Siete ossessionati dal potere»
No, non lo crediamo perché ci faccia piacere, perché siamo imperialisti o perché ce lo siamo inventato, ma perché lo ha insegnato Cristo. Non è la nostra via: è la sua, a essere l’unica. Stiamo soltanto rimanendo fedeli a lui e a ciò che ha detto. Il presupposto di chi obietta è che possiamo fare della religione ciò che vogliamo.
6. «Se la dottrina dell’unica via viene da Cristo, e non da voi, allora doveva essere arrogante lui»
Che ironia, pensare che Gesù sia arrogante! Nessun peccato suscitava la sua collera più dell’arroganza e del fanatismo dei capi religiosi. Nessun uomo è mai stato più misericordioso, mite, amorevole e compassionevole.
Chi obietta continua a dare per scontato proprio ciò che dovrebbe dimostrare: che Cristo sia soltanto uno tra i tanti fondatori di religioni, maestri umani. Ma egli ha affermato di essere la via, la verità e la vita. Se questa affermazione non è vera, non è uno tra i tanti sapienti religiosi, ma uno tra i tanti folli. Se è vera, ancora una volta non è uno tra i tanti sapienti religiosi, ma la via, la verità e la vita.
7. «Volete far rinascere l’Inquisizione? Non date valore alla tolleranza religiosa? Vi opponete alla parità di diritti per le altre religioni?»
L’Inquisizione non seppe distinguere l’eresia dall’eretico e cercò di eliminare entrambi con la forza o con il fuoco. Chi obietta commette lo stesso errore al contrario: rifiuta di condannare sia l’una sia l’altro. Naturalmente non spetta allo Stato definire e condannare l’eresia, ma il credente deve farlo: se non attraverso la Chiesa, allora da sé. Infatti credere x significa condannare non-x come falso. Se non credete che non-x sia falso, allora non credete davvero che x sia vero.
8. «Mi sorprende questa intolleranza. Pensavo che il cristianesimo fosse la religione dell’amore»
Lo è. È anche la religione della verità. Chi obietta separa due attributi divini. Noi non lo facciamo. Noi «diciamo la verità nell’amore».
9. «Ma tutto ciò che Dio si aspetta da noi è la sincerità»
Come sapete che cosa Dio si aspetta da noi? Avete ascoltato la rivelazione di Dio? Non è pericoloso dare per scontato, senza domande né dubbi, che Dio debba fare esattamente ciò che fareste voi se foste Dio? Supponiamo che la sincerità non basti; supponiamo che occorra anche la verità. È impensabile? In ogni altro ambito della vita abbiamo bisogno della verità. Basta la sincerità a un chirurgo? A un esploratore? Non abbiamo bisogno di mappe accurate della realtà?
Il presupposto implicito di chi obietta, qui, è che nella religione non esista una verità oggettiva, ma soltanto sincerità soggettiva, così che nessuno possa mai essere insieme sincero e in errore; che lo spirito non abbia strade oggettive, come il corpo e la mente, che conducono a destinazioni distinte: le strade fisiche del corpo conducono a città diverse, e quelle logiche della mente a conclusioni diverse. La vera sincerità vuole conoscere la verità.
10. «Allora tutti i non cristiani sono dannati?»
No. Padre Feeny fu scomunicato dalla Chiesa cattolica per aver insegnato che «fuori della Chiesa non c’è salvezza» significava fuori della Chiesa visibile. Dio non punisce ingiustamente i pagani. Non li punisce perché non credono in un Gesù del quale, senza loro colpa, non hanno mai sentito parlare: è l’ignoranza invincibile. Ma Dio, che è giusto, li punisce perché peccano contro il Dio che conoscono attraverso la natura e la coscienza (si veda Rm 1–2). Non esistono pagani innocenti, e non esistono neppure cristiani innocenti. Tutti hanno peccato contro Dio e contro la coscienza. Tutti hanno bisogno di un Salvatore. Cristo è il Salvatore.
11. «Ma certamente c’è un po’ di bene nei peggiori di noi e un po’ di male nei migliori. Il bene e il male sono dappertutto, dentro e fuori della Chiesa»
Vero. Che cosa ne consegue? Che non abbiamo bisogno di un Salvatore? Che ci sono molti salvatori? Che religioni contraddittorie possono essere tutte vere? Che nessuna è vera? Nessuna di queste conclusioni implicite ha il benché minimo legame logico con la premessa ammessa.
C’è un po’ di bene nei peggiori di noi, ma c’è anche un po’ di male nei migliori; di più, in tutti noi c’è il peccato, la separazione da Dio; e i migliori di noi, i santi, sono i primi ad ammetterlo. Il peccato universale che san Paolo individua in Romani 1,18 consiste nel soffocare la verità. Tutti pecchiamo contro la verità che conosciamo e la rifiutiamo quando ci condanna o minaccia la nostra autosufficienza o il nostro compiacimento. Tutti cerchiamo giustificazioni. Il nostro dovere ci è chiaro: essere totalmente onesti; e nessuno di noi lo compie perfettamente. Non abbiamo la scusa dell’ignoranza invincibile.
12. «Ma Dio non è ingiusto a giudicare il mondo intero secondo criteri cristiani?»
Dio giudica con giustizia. «Tutti quelli che hanno peccato senza [conoscere] la legge [mosaica] periranno anche senza la legge; quelli invece che hanno peccato sotto la legge saranno giudicati con la legge» (Rm 2,12). Anche i pagani mostrano «che quanto la legge esige è scritto nei loro cuori» (Rm 2,15). Se consultiamo onestamente il nostro cuore, troveremo due verità: che sappiamo ciò che dovremmo fare ed essere, e che non riusciamo a farlo e a esserlo.
I fondamentalisti, fedeli al chiaro insegnamento di Cristo sull’unica via, spesso ne concludono che i pagani, i buddhisti e così via non possano essere salvati. I liberali, che sottolineano la misericordia di Dio, non riescono a credere che la massa degli uomini sia destinata all’inferno e ignorano, negano, sfumano o annacquano le affermazioni di unicità di Cristo stesso. La Chiesa ha trovato una terza via, implicita nei testi del Nuovo Testamento. Da una parte, nessuno può essere salvato se non attraverso Cristo. Dall’altra, Cristo non è soltanto l’uomo ebreo incarnato, ma anche il Verbo eterno e preesistente di Dio, «che illumina ogni uomo che viene nel mondo» (Gv 1,9). Perciò Socrate poteva conoscere Cristo come Verbo di Dio, come Verità eterna; e se l’opzione fondamentale del suo cuore più profondo era di tendere a lui come Verità, nella fede, nella speranza e nell’amore, per quanto imperfettamente questo Cristo fosse conosciuto da Socrate, anche Socrate avrebbe potuto essere salvato da Cristo. Non siamo salvati dalla conoscenza, ma dalla fede. La Scrittura non dice in nessun luogo quanto debba essere esplicito il contenuto intellettuale della fede. Dice però chiaramente chi è l’unico Salvatore.
Il Concilio Vaticano II ha assunto, nel confronto tra le religioni, una posizione che distingue il cattolicesimo sia dal relativismo modernista sia dall’esclusivismo fondamentalista. Ha insegnato che, da una parte, nelle altre religioni vi sono molta sapienza profonda e molto valore, e che il cristiano deve rispettarle e imparare da esse. Ma, dall’altra, le affermazioni di Cristo e della sua Chiesa non possono mai essere ridotte, compromesse o relativizzate. Studiando le altre religioni possiamo aggiungere qualcosa alla nostra formazione religiosa, ma mai sottrarle qualcosa.
Tratto da Fundamentals of the Faith, pubblicato da Ignatius Press.
Sul cristianesimo