Peter Kreeft e Ronald K. Tacelli

La scommessa di Pascal

Traduzione e adattamento in italiano a cura di Tommaso Maria Minardi, su autorizzazione di Peter Kreeft. Testo tratto da Handbook of Christian Apologetics.

Supponiamo che tutti gli argomenti precedenti sembrino ancora inconcludenti. Rimane un ragionamento di genere diverso, noto come «scommessa di Pascal». Non cerca direttamente di dimostrare che Dio esiste, ma mostra che credere o non credere costituisce una scelta inevitabile e che una delle due opzioni è razionalmente più prudente.

Nella formulazione originaria Pascal assume che il solo ragionamento non riesca a decidere definitivamente a favore o contro l’esistenza di Dio. Non possiamo però evitare di vivere come se Dio esistesse oppure come se non esistesse. Siamo già coinvolti nella scommessa.

Se puntiamo su Dio e Dio non esiste, perdiamo beni limitati: tempo, alcune possibilità o piaceri ai quali la fede potrebbe chiedere di rinunciare. Se puntiamo contro Dio e ci sbagliamo, rischiamo invece di perdere un bene infinito. Se Dio esiste e scegliamo Lui, il guadagno è infinito; se non esiste, la perdita è finita. Dal punto di vista della prudenza, conviene dunque cercare e scegliere Dio.

Schema della scommessa di Pascal

Le linee verticali dello schema rappresentano le convinzioni corrette, quelle diagonali le convinzioni errate. Confrontiamo queste ultime. Se Dio non esiste e credo in Lui, mi sono sbagliato, ma la fede può comunque aver dato alla vita coerenza, speranza, disciplina morale e comunità. Se Dio esiste e non credo, l’errore riguarda il fine ultimo della vita e può comportare una perdita incomparabilmente maggiore.

La scommessa può apparire mercenaria ed egoistica. Può però essere riformulata facendo appello a un motivo morale più alto: se esiste un Dio d’infinita bontà, ed Egli merita giustamente la nostra conoscenza e il nostro amore, è irresponsabile rifiutare perfino di cercarlo. La posta non è soltanto la nostra ricompensa, ma la verità e la risposta dovuta al Bene.

La scommessa non può e non dovrebbe costringere alla fede. Può però spingerci alla ricerca, allo studio e al riesame degli argomenti che indicano una realtà oltre l’universo e oltre noi stessi. Non produce da sola una convinzione sincera, ma mostra che l’indifferenza non è una posizione neutrale e priva di conseguenze.

Pascal distingue tre generi di persone: chi ha cercato Dio e lo ha trovato, chi lo cerca e non lo ha ancora trovato, e chi non cerca né trova. I primi sono ragionevoli e felici; i secondi ragionevoli ma ancora inquieti; i terzi, non cercando ciò che potrebbe costituire il bene infinito, sono insieme infelici e irragionevoli. La scommessa è rivolta soprattutto a loro: non chiede di fingere la fede, ma di iniziare onestamente la ricerca.