Peter Kreeft e Ronald K. Tacelli
L’argomento dall’esperienza religiosa
Traduzione e adattamento in italiano a cura di Tommaso Maria Minardi, su autorizzazione di Peter Kreeft. Testo tratto da Handbook of Christian Apologetics.
Al cuore della fede religiosa di moltissime persone si trova una qualche esperienza. Chi l’ha vissuta sa, in un modo difficilmente comunicabile agli altri, che essa può possedere il peso di un incontro e non soltanto di uno stato d’animo. L’argomento è difficile da formulare in forma strettamente deduttiva, ma può essere espresso così.
- Persone appartenenti a epoche e culture molto diverse dichiarano di aver fatto esperienza del «divino».
- È poco credibile che un numero tanto grande di persone, spesso equilibrate e affidabili, si sia ingannato completamente circa la natura fondamentale dell’esperienza.
- È quindi ragionevole credere che molte esperienze religiose mettano realmente in contatto con una realtà trascendente.
Ciò dimostra immediatamente l’esistenza di un Creatore personale? Non necessariamente, perché non tutte le esperienze chiamate religiose hanno lo stesso contenuto. Tuttavia le testimonianze sono numerosissime e vanno prese sul serio. O almeno alcune sono vere, oppure tutte sono false.
Nel valutarle dobbiamo considerare la coerenza interna dei racconti e la loro compatibilità con quanto sappiamo; il carattere delle persone che testimoniano; gli effetti prodotti nelle loro vite e la qualità delle tradizioni nelle quali l’esperienza viene interpretata. Non si accetta qualsiasi affermazione soltanto perché religiosa, ma neppure la si respinge in anticipo.
Qualcuno può sostenere che tutte queste esperienze derivino da lesioni cerebrali, repressioni nevrotiche o altri processi naturali. Una simile spiegazione è possibile per singoli casi, ma affermarla universalmente senza esaminare le testimonianze significa assumere proprio ciò che si dovrebbe dimostrare. Il fatto che un’esperienza possieda correlati psicologici o neurologici non prova che il suo oggetto sia irreale: anche la percezione ordinaria ha correlati cerebrali.
Non possiamo prevedere quale effetto avrà su ciascuno l’indagine delle testimonianze. L’argomento non offre una conclusione matematica. Chiede però che il vasto patrimonio dell’esperienza religiosa venga trattato come un insieme di dati umani reali. La spiegazione secondo cui almeno alcune persone hanno incontrato una realtà trascendente può risultare più ragionevole dell’ipotesi di un errore universale.
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