Peter Kreeft
I pilastri della non credenza — Nietzsche
Traduzione a cura di Tommaso Maria Minardi, su autorizzazione dell’autore.
Friedrich Nietzsche si definì «l’Anticristo» e dedicò un libro a questo titolo. Il suo argomento contro l’esistenza di Dio suonava così: «Ora confuterò l’esistenza di tutti gli dèi. Se esistessero degli dèi, come potrei sopportare di non essere un dio? Dunque gli dèi non esistono».
Disprezzava la ragione non meno della fede. Si contraddiceva spesso e deliberatamente, affermava che «un ghigno è infinitamente più nobile di un sillogismo» e si appellava alla passione, alla retorica e perfino all’odio consapevole, anziché alla ragione.
Considerava l’amore «il pericolo più grande» e la morale la peggiore debolezza dell’umanità. Morì folle, in manicomio, a causa della sifilide, firmando le ultime lettere «il Crocifisso». I nazisti lo venerarono come loro filosofo quasi ufficiale.
Eppure molte fra le menti più brillanti del nostro secolo lo ammirano come pensatore profondo e sapiente. Come è possibile?
Le interpretazioni di Nietzsche si dividono in tre scuole. La più diffusa in ambito accademico è quella dei «nietzscheani gentili»: secondo costoro Nietzsche sarebbe, in sostanza, una pecora travestita da lupo. I suoi attacchi non andrebbero presi alla lettera; in realtà sarebbe un alleato, non un nemico, delle istituzioni e dei valori occidentali che denunciava.
Questi studiosi ricordano i teologi che interpretano frasi di Gesù come «nessuno viene al Padre se non per mezzo di me» nel senso che «tutte le religioni hanno la stessa validità», oppure «chi sposa una donna divorziata commette adulterio» come se significasse «divorziate in modo creativo e ragionevole».
Vi sono poi i nietzscheani dell’«orribile, orribile». Almeno rendono a Nietzsche l’omaggio di prenderlo sul serio. Li rappresenta bene la nota di un vecchio manuale cattolico di filosofia moderna, secondo la quale Nietzsche esistette, fu ateo e morì pazzo: destino che potrebbe attendere chiunque si attardi troppo sui suoi libri.
Una terza scuola riconosce in Nietzsche un vero lupo, non una pecora, ma lo considera importantissimo perché mostra alla civiltà occidentale moderna il suo cuore oscuro e il suo futuro. È facile trasformare in capri espiatori «pecore nere» come Nietzsche e Hitler; ma non esiste forse, per citare il titolo di Max Picard, un «Hitler in noi stessi»? Nietzsche non ha forse svelato ciò che era nascosto, liberando il gatto demoniaco celato nel rispettabile sacco dell’umanesimo secolare? Una volta morto Dio, muoiono anche l’uomo, la morale, l’amore, la libertà, la speranza, la democrazia, l’anima e, alla fine, la salute mentale. Nessuno lo mostra con maggiore evidenza. Nietzsche potrebbe avere provocato, del tutto involontariamente, numerose conversioni.
I temi fondamentali del suo pensiero si possono riassumere attraverso i titoli delle opere principali. Ciascuna costituisce, in modo diverso, un attacco alla fede. Il centro della sua filosofia rimane sempre lo stesso: Nietzsche è incentrato su Cristo quanto Agostino, ma fa di Cristo il proprio nemico.
La prima opera, La nascita della tragedia dallo spirito della musica, rovesciò da sola l’immagine consueta degli antichi Greci come popolo di armonia e luce, ragione e ordine. Per Nietzsche i grandi Greci furono i poeti tragici; i filosofi, a partire da Socrate, erano invece figure minori, pallide e prive di passione. L’intero Occidente avrebbe seguito Socrate, il suo razionalismo e il suo moralismo, rimuovendo l’altro volto dell’uomo: quello oscuro e tragico.
Nietzsche esaltò invece la tragedia, il caos, il disordine e l’irrazionalità, simboleggiati da Dioniso, dio della crescita e dell’ebbrezza orgiastica. Socrate avrebbe orientato il mondo verso Apollo, dio del sole, della luce, dell’ordine e della ragione. Ma il destino di Dioniso raggiunse presto Nietzsche stesso: come il dio fu smembrato dai Titani, mostri soprannaturali degli inferi, così la mente del filosofo venne lacerata dai suoi Titani interiori.
Sull’utilità e il danno della storia per la vita prosegue il contrasto fra dionisiaco e apollineo. L’«abuso della storia» sarebbe costituito dalla teoria, dalla scienza e dalla verità oggettiva; il suo uso corretto consisterebbe invece nel potenziare la «vita». Vita e verità, fuoco e luce, Dioniso e Apollo, volontà e intelletto vengono contrapposti. Qui vediamo Nietzsche lacerato fra le due parti del proprio io.
Ecce homo è uno pseudo-racconto autobiografico dominato da un ego smisurato. Sebbene in guerra fosse stato soltanto barelliere, Nietzsche si descrive come un «vecchio artigliere impettito», adorato da tutte le donne. In realtà era un uomo solo, incapace di sopportare la vista del sangue: un nano emotivo che si atteggiava a Napoleone. L’aspetto più inquietante è l’adesione volontaria alla falsità e alla fantasia, coerente con una filosofia che preferisce alla verità «ciò che accresce la vita». Perché non vivere una menzogna?
La genealogia della morale sostiene che la morale sia stata inventata dai deboli — soprattutto dagli ebrei e poi dai cristiani — per indebolire i forti. Le pecore avrebbero persuaso il lupo a comportarsi da pecora. È contro natura, afferma Nietzsche; comprendere che la morale nasce dal risentimento degli inferiori ci libererebbe dal suo potere.
Al di là del bene e del male propone una morale alternativa, la «nuova morale». La «morale dei signori» differisce totalmente da quella degli schiavi: ciò che il signore comanda diventa buono per il semplice fatto di essere stato comandato. Le pecore deboli obbediscono e si conformano; i signori hanno il diritto naturale di fare ciò che desiderano, perché, se Dio non esiste, tutto è permesso.
Il crepuscolo degli idoli esplora le conseguenze della «morte di Dio». Naturalmente, per Nietzsche Dio non è mai stato vivo; viva era però la fede in lui, e ora sarebbe morta. Con Dio muoiono tutte le verità oggettive, perché non esiste una mente superiore alla nostra, e tutti i valori, le leggi e la morale oggettivi, perché non esiste una volontà superiore alla nostra. Anima, libero arbitrio, immortalità, ragione, ordine e amore diventano «idoli»: piccoli dèi destinati a morire dopo la morte del Dio grande.
Che cosa sostituirà Dio? Lo stesso essere destinato a sostituire l’uomo: il Superuomo. Così parlò Zarathustra, il capolavoro di Nietzsche, celebra questo nuovo dio.
Nietzsche definì lo Zarathustra la nuova Bibbia e invitò il mondo a gettare via tutti gli altri libri: «Avete il mio Zarathustra». La sua retorica inebriante affascina gli adolescenti da generazioni. L’opera fu scritta in pochi giorni, in uno stato febbrile, forse attraverso una sorta di «scrittura automatica» letteralmente ispirata dal demonio. Nessun altro libro contiene tanti archetipi junghiani: un fuoco d’artificio di immagini provenienti dall’inconscio.
Il messaggio essenziale condanna l’uomo presente come debole e annuncia la specie successiva, il Superuomo, che vivrà secondo la morale dei signori e non quella degli schiavi. Dio è morto: viva il nuovo dio.
Con l’eterno ritorno, però, Nietzsche scopre che tutti gli dèi muoiono, compreso il Superuomo. La storia si muoverebbe necessariamente in circolo, ripetendo senza fine tutti gli eventi passati: «Non c’è nulla di nuovo sotto il sole». La conclusione deriva da due premesse: una quantità finita di materia e un tempo infinito, dato che non esistono né Creatore né creazione. In un tempo infinito, ogni possibile combinazione di particelle elementari e ogni mondo possibile devono ripresentarsi infinite volte. Tutto, anche il Superuomo, tornerà polvere, per poi produrre ancora vermi, scimmie, uomini e Superuomini.
Anziché disperare, come l’Ecclesiaste, davanti a una storia priva di speranza, Nietzsche colse l’occasione per celebrare l’irrazionalità della storia e la vittoria della «vita» sulla logica. La virtù suprema diventava il coraggio della volontà capace di affermare questa vita insensata, oltre la ragione e senza alcuna ragione.
Nell’ultima opera, La volontà di potenza, l’assenza di un fine assume un carattere demoniaco e riflette quello della mente moderna. Senza Dio, cielo, verità o Bene assoluto verso cui tendere, il senso della vita si riduce alla «volontà di potenza». Il potere non è più un mezzo, ma il proprio fine. La vita è come una bolla, vuota dentro e fuori; il suo significato consiste nell’autoaffermazione e nell’egoismo, nel gonfiare la propria bolla ed espandere un io privo di senso dentro un vuoto altrettanto insensato. Il consiglio di Nietzsche è: «Basta volere». Non importa che cosa né perché.
Possiamo ora comprendere perché Nietzsche sia tanto importante non malgrado la follia, ma proprio a causa di essa. Nessuno nella storia, con la possibile eccezione del marchese de Sade, ha formulato in modo altrettanto chiaro, franco e coerente l’alternativa completa al cristianesimo.
Le società e le filosofie precristiane, cioè pagane, erano come vergini; quelle postcristiane, cioè moderne, sono come divorziate. Nietzsche non è un pagano precristiano, ma il postcristiano e anticristiano moderno per eccellenza. Individuò correttamente in Cristo il proprio principale nemico e rivale. Lo spirito dell’Anticristo non aveva mai ricevuto una formulazione così compiuta. Nietzsche non fu soltanto il filosofo prediletto della Germania nazista: è il filosofo prediletto dell’inferno.
Possiamo ringraziare la stoltezza dello stesso Satana per essersi smascherato in quest’uomo. Come il nazismo, Nietzsche può spaventarci a tal punto da salvarci: può indurre la nostra civiltà, e forse le nostre anime, a ritrarsi con orrore prima che sia troppo tardi.
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